In un mercato aeroportuale estremamente complesso dove il sistema Italia perde colpi a fronte dell’aumento complessivo di passeggeri che si muove nel mondo, è importante non farsi travolgere da dinamiche di mercato che possono addirittura escludere l’Emilia Romagna o la fascia centrale adriatica dal collegamento di rotte internazionali.
L’obiettivo di Rimini per i prossimi 10 anni è essere un punto avanzato dell’internazionalizzazione dell’Emilia Romagna. Una porta naturale sull’Adriatico, uno snodo da dove fare arrivare persone dall’Europa e in particolare dall’est che sbarcando in Italia possono trovare le prime opportunità di lavoro, di cultura, di turismo, in primis proprio lungo l’asse della via Emilia. Conosco benissimo la delicatezza della questione, dei rapporti tra diverse realtà romagnole. Rimini deve mettere la sua vocazione internazionale e della ospitalità al servizio della Romagna e dell’intero sistema regionale. I primi esempi che mi vengono in mente sono le eccellenze gastronomiche, paesaggistiche, culturali e imprenditoriali, dove ad esempio le province di Forlì-Cesena negli ultimi anni hanno proposto punte di eccellenza. La Regione sta svolgendo un ruolo di coordinamento in tanti settori per rendere competitivo ed efficiente il sistema Romagna. Anche in campo aeroportuale investendo fortemente sulle specializzazioni e le vocazioni di Forlì, Rimini e Bologna, si può giungere ad un sistema aeroportuale solido e competitivo. Da un momento delicato come questo, si deve uscire ancora insieme investendo e concretizzando sul percorso avviato che prevede accordi tra le diverse realtà per una loro valorizzazione compiuta.


